L’approccio alla partitura euripidea impone oggi un transito perturbante attraverso i territori dell’irrimediabile. La messinscena firmata da Filippo Dini è un confronto frontale, quasi brutale, con il terrore della Morte nella sua declinazione più scandalosa: quella della vittima sacrificale. Dini legge l’opera di Euripide come la prima, fondamentale meditazione dell’Occidente sul morire, trasformando l’azione scenica in una pratica liturgica necessaria, un rito laico che valorizza il sacro insito in ogni singolo istante del vivere. Su questa macchina teatrale, costruita con una perfezione geometrica e inesorabile, domina sovrana Ananke: non mera divinità remota, ma principio metafisico della Necessità assoluta, il nodo d’acciaio del fato che stringe dèi e uomini in un unico destino indivisibile, rendendo ogni gesto dei protagonisti un’aspirazione impotente, un grido strozzato contro l’ordine cosmico. In questa cornice, Euripide opera una rottura strutturale che anticipa di millenni le rivoluzioni del linguaggio cinematografico moderno. Proprio come Alfred Hitchcock avrebbe fatto secoli dopo in Psycho, il drammaturgo greco decide con audacia di eliminare la sua protagonista a metà dell’azione. La morte di Alcesti non è dunque un epilogo, ma un trauma formale violento che sancisce l’esaurimento della parabola tragica convenzionale. Questo collasso delle aspettative produce uno spostamento radicale dello sguardo dello spettatore: una volta rimosso il centro emotivo del dramma, la struttura stessa si frantuma, destabilizzando il pubblico e aprendo il racconto a una fase di incertezza febbrile, dove il tragico cede il passo a un’inquietudine nuova, destabilizzante e profondamente moderna. L’irruzione di Eracle nel tessuto del dramma agisce allora come un reagente chimico che trasforma la sostanza stessa dell’opera, mutandola in una “tragedia a lieto fine” che però nega, con sferzante ironia, ogni autentica consolazione. La figura del semidio introduce una nota di alterità grottesca che contamina la solennità del lutto, ridefinendo i confini del genere attraverso una presenza che è, simultaneamente, eroica e parodistica. Eracle irrompe sulla scena con una fisicità goffa e incerta, un corpo estraneo che abita lo spazio del dolore in modo fuori luogo, trasformando la risoluzione della vicenda in un dispositivo che non appiana le tensioni, ma ne conserva un nucleo di oscurità latente.
Al cuore della visione di Dini pulsa infine il mistero di Alcesti, archetipo della devozione che sfida i confini del tempo. La donna che “torna da laggiù” non è la medesima che è partita: è l’essere più sacro della letteratura universale, una creatura che ha abitato l’orrore e ne porta le stimmate silenziose. Il suo ritorno dall’Ade non è una restaurazione, ma l’apparizione di una testimone dell’indicibile, segnata da un’esperienza di disperazione che trascende ogni limite umano. Il suo sacrificio riverbera così nelle “morti quotidiane” delle donne di ogni epoca, segnate da una dedizione che confina, tragicamente, con l’auto-annullamento.
FILIPPO DINI Regista, attore e Direttore Artistico del Teatro Stabile del Veneto, è tra i protagonisti assoluti del teatro europeo contemporaneo. Il suo percorso è una ricerca incessante che mette al centro il testo e l’attore, trasformando il palcoscenico in un’indagine viscerale sull’animo umano. L’approccio ai classici fonde un rigore magistrale a una tensione poetica dirompente, regalando regie che brillano per precisione tecnica e forza evocativa. Pluripremiato con l’Hystrio, Le Maschere del Teatro e il Premio Flaiano (2023), Dini scolpisce visioni capaci di rendere il passato un’urgenza del presente. Un maestro che abita la scena con una lucidità rara, scavando nel profondo della nostra coscienza.
FONDAZIONE INDA Eccellenza italiana dal 1913, nel millenario Teatro Greco di Siracusa, attualizza il mito trasformando il dramma antico in contemporanea urgenza universale. Attraverso grandi produzioni, l’Accademia d’Arte e la ricerca del Centro Studi, l’INDA fonde rito e innovazione, portando il pubblico di oggi alla bellezza eterna dell’arte.
di Euripide
regia Filippo Dini
traduzione Elena Fabbro
con Alessio Del Mastro (Apollo), Luigi Bignone (Tanato), Sandra Toffolatti (Ancella), Deniz Ozdogan (Alcesti), Aldo Ottobrino (Admeto), Denis Fasolo (Eracle), Filippo Dini (Ferete), Bruno Ricci (Servo),
capo coro Carlo Orlando
coro Simonetta Cartia, Gennaro Di Biase, Riccardo Gamba, Lucia Limonta, Margherita Mannino, Carolina Rapillo, Ottavia Sanfilippo, Roberto Serpi, Chiarastella Sorrentino, Dalila Toscanelli, Carla Bongiovanni, Francesca Totti
bambini Riccardo Scalia, Luna Viola
musiche Paolo Fresu
scena Gregorio Zurla
costumi Alessio Rosati
movimenti Alessio Maria Romano
disegno luci Pasquale Mari
assistente alla regia Arianna Sorci
assistente costumista Giulia Giannino
assistente compagnia Giuseppe Orto
direttore di scena Giovanni Ragusa
produzione Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
