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Sistema Teatrale Veronese Comune di Verona
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13.7.2026

LA DANZA CONTEMPORANEA INTERNAZIONALE ALL’ESTATE TEATRALE VERONESE 2026

La danza contemporanea internazionale occupa un asse centrale nella 78ª edizione dell’Estate Teatrale Veronese, sviluppando uno dei nuclei più significativi […]

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Comunicati stampa,

LA DANZA CONTEMPORANEA INTERNAZIONALE ALL’ESTATE TEATRALE VERONESE 2026

La danza contemporanea internazionale occupa un asse centrale nella 78ª edizione dell’Estate Teatrale Veronese, sviluppando uno dei nuclei più significativi del progetto artistico (H)EARTH OF GLASS – Tradizione e sperimentazione in dialogo aperto al mondo. Attraverso tre creazioni affidate ad alcune delle più rilevanti personalità della scena performativa internazionale, il festival mette al centro il corpo come luogo di ricerca, trasformazione e relazione tra linguaggi diversi.

Ad aprire il percorso sarà Peeping Tom con Diptych (The Missing Door e The Lost Room), in scena al Teatro Romano il 14 e 15 luglio alle ore 21.30, con la direzione di Gabriela Carrizo e Franck Chartier. La compagnia belga, tra le realtà più riconosciute del teatrodanza contemporaneo, porta a Verona un’opera in cui danza, teatro e linguaggio cinematografico si intrecciano in una drammaturgia dell’inconscio, tra memoria, desiderio e percezione.

Il 20 e 21 luglio alle ore 21.30, sempre al Teatro Romano, sarà la volta di Yoann Bourgeois Art Company con The Infinite Approach, creazione, scene e direzione artistica di Yoann Bourgeois, artista che ha costruito la propria ricerca sul rapporto tra corpo, gravità, equilibrio e sospensione. Attraverso danza, musica dal vivo e linguaggio circense, lo spettacolo indaga il movimento come spazio di possibilità e riflessione sulla condizione umana.

Chiuderanno la sezione danza i MOMIX con Botanica – Season 2, in programma dal 27 luglio all’8 agosto alle ore 21.30 al Teatro Romano, ideazione e regia di Moses Pendleton. La compagnia statunitense torna a esplorare il rapporto tra corpo e natura attraverso una creazione che unisce danza, illusione visiva e teatro d’immagine, rinnovando una ricerca artistica che da oltre quarant’anni attraversa i confini della scena.

Tre poetiche differenti, tre modalità di intendere il corpo e lo spazio, un unico percorso che conferma la vocazione internazionale dell’Estate Teatrale Veronese: un luogo in cui la tradizione non è conservazione, ma materia viva da attraversare attraverso nuovi linguaggi. La danza diventa così uno dei territori privilegiati in cui si manifesta il dialogo tra memoria e contemporaneità che attraversa l’intera edizione 2026.

«La danza è uno dei luoghi in cui più chiaramente si misura la capacità del teatro contemporaneo di trasformare il presente – sottolinea il direttore artistico Fabrizio Arcuri –. Con questa sezione abbiamo voluto portare al Teatro Romano artisti e compagnie internazionali capaci di mettere in discussione le forme consuete della scena, mantenendo però un rapporto profondo con il gesto, lo spazio e la relazione con il pubblico. Peeping Tom, Yoann Bourgeois e MOMIX rappresentano tre modi diversi di interrogare il corpo: come memoria, come equilibrio, come materia in trasformazione. È dentro questa pluralità di visioni che si definisce il senso di (H)Earth of Glass: una materia solida e fragile insieme, capace di custodire la storia e allo stesso tempo aprirsi al cambiamento».

PEEPING TOM 
DIPTYCH
The missing door and The lost room
14-15 LUGLIO 21.30 / TEATRO ROMANO

direzione Gabriela Carrizo and Franck Chartier
danzatori Konan Dayot, Fons Dhossche/Borna Babić, Lauren Langlois/Alba de Miguel, Panos Malactos/Akira Yoshida/Nelson Earl, Alejandro Moya, Fanny Sage, Eliana Stragapede, Wan-Lun Yu
assistente artistico Thomas Michaux
drammaturgia sonora Raphaelle Latini
musiche e arrangiamenti Raphaelle Latini, Ismael Colombani, Annalena Frohlich, Louis-Clement Da Costa, Eurudike De Beul
scene Gabriela Carrizo, Justine Bougerol
costumi Seoljin Kim, Yichun Liu, Louis-Clement Da Costa
realizzazione costumi Sara van Meer, Lulu Tikovsky, Wu Bingyan
coordinamento tecnico Giuliana Rienzi, Pjotr Eijckenboom (creation), Gilles Roosen
luci Bram Geldhof/Ilias Johri/Kato Stevens/Jamy Hollebeke
suono Jonas Castelijns/Tim Thielemans/Jo Heijens/Jamy Hollebeke
responsabile di palco Clement Michaux, Kato Stevens, Peter Brughmans
assistenti produzione Lisa Gunstone, Robin Appels
tour manager Alina Benach Barcelo
responsabile produzione Helena Casas
responsabile comunicazione Ingmar Doumen
produzione e amministrazione Rhuwe Verrept
responsabile compagnia Veerle Mans
produzione Peeping Tom, co-produzione Opera National de Paris, Opera de Lille, Tanz Koln, Goteborg Dance and Theatre Festival, Theatre National Wallonie-Bruxelles, distribution Frans Brood Productions

visione consigliata ad un pubblico di età superiore ai 16 anni

Verona, 7 luglio 2026 – La 78ª Estate Teatrale Veronese accoglie il 14 e 15 luglio, alle ore 21.30 al Teatro Romano, Diptych (The Missing Door e The Lost Room) dei Peeping Tom, compagnia fondata da Gabriela Carrizo e Franck Chartier e tra le realtà più influenti della scena performativa internazionale. Inserito nel percorso (H)earth of Glass, lo spettacolo rielabora due creazioni nate per il Nederlands Dans Theater, intrecciando danza, teatro e linguaggio cinematografico in una drammaturgia che indaga memoria, desiderio e inconscio. Con questa produzione, già candidata al Laurence Olivier Award come migliore nuova produzione di danza, il festival porta a Verona uno dei lavori più rappresentativi della ricerca coreografica contemporanea.

Acclamati nei templi della danza internazionale, da Londra a Tokyo, da New York a Shanghai, i Peeping Tom rappresentano oggi il vertice indiscusso della ricerca scenica mondiale. La loro fama e legata a un linguaggio unico, che fonde un’estetica iperrealista con universi instabili che sfidano tempo e spazio, rivelando l’inconscio tramite un linguaggio fisico estremo, un’odissea cinematografica tra incubi e desideri dove l’iperrealismo scardina la logica in uno shock emotivo: un’esperienza sensoriale totale che ridefinisce i confini del teatro globale. L’opera si manifesta come una visione febbrile in cui la vita di un uomo scorre davanti ai suoi occhi — frammenti di esistenze altrui, echi di un passato che si fonde con premonizioni. Al centro della loro ricerca vibra la condizione umana, indagata con una narrazione visionaria che scardina i confini tra realtà e sogno. Ambientato tra le cabine spettrali di un transatlantico in deriva, il racconto si snoda in un labirinto di spazi chiusi dove il tempo ruota ossessivamente attorno a utopie infrante e amori perduti. In questa architettura dell’inconscio, i personaggi appaiono come figure accecate, prigionieri di una “nostalgia malinconica per il futuro”. Un vertice di questa drammaturgia e rappresentato dal concetto della “Lacrimosa” teatrale: mentre i tecnici operano visibilmente per trasformare il set, il cordoglio di un uomo solo si   espande fino a farsi pozza di lacrime. In questo spazio di transizione, la sofferenza individuale si dilata in oceano, simbolo della deriva di un’umanità in cerca di realtà. L’universo dei Peeping Tom trae forza da un set iperrealista, meticoloso e concreto, progressivamente scardinato per svelare mondi inconsci popolati da incubi e desideri.

Attraverso tecniche di montaggio cinematografico, i registi trasformano lo spettatore nel voyeur di un “huis clos” claustrofobico. E un teatro che sfida la fisica e la logica, dove il virtuosismo dei performer si fonde con shock emotivi. Il paesaggio sonoro agisce come sistema nervoso pulsante: l’uso ipertrofico degli effetti Foley — porte che sbattono, metallo che stride, battiti cardiaci — crea ancoraggi in una realtà frammentata. Ogni suono e forza drammaturgica autonoma che cattura l’essenza dell’isolamento, rendendo udibile il collasso interiore dei protagonisti. Un appuntamento con il genio dei Peeping Tom, che trasforma il dolore in visione universale, segnando il punto più alto della creatività contemporanea internazionale.

Diptych e la rielaborazione di due opere brevi create da Peeping Tom nel 2013 e nel 2016 per il Nederlands Dans Theater e ripensate su misura dai due registi Gabriela Carrizo (The Missing Door) e Franck Chartier (The Lost Room) per i danzatori della compagnia. Espressione di una tra le più acclamate realtà della scena internazionale, DYPTICH e un racconto visionario dalle tinte noir, un viaggio popolato da personaggi irrequieti alla costante ricerca di un filo che possa condurli finalmente all’altro e a sé stessi. Sullo sfondo di una scenografia cinematografica, fatta di pavimenti in movimento, porte e illusioni, i protagonisti si muovono tra frenesia e sogno, ripercorrendo i propri ricordi e cercando di crearne di nuovi, esponendosi inesorabilmente alle distorsioni dell’immaginario.

Danza, musica e teatro si fondono in uno spettacolo trascinante che è già a pieno diritto un cult, candidato tra gli altri al prestigioso Premio Laurence Olivier per la miglior produzione dell’anno. 

GABRIELA CARRIZZO Visionaria del movimento contemporaneo globale, ha forgiato il suo prestigio con leggende come Needcompany e Les Ballets C de la B. Fondatrice di Peeping Tom nel 2000 con Franck Chartier, ha impresso alla compagnia un approccio dove il corpo fluttua nel dramma umano senza sosta. Protagonista anche al cinema nel film Kid, Carrizo fonde realtà e visione, rendendo ogni gesto un’emozione pura.

FRANCK CHARTIER Protagonista in alcune delle più importanti compagnie del mondo: dal Ballet du 20eme Siecle di Maurice Bejart (1986-1989) alla collaborazione con Angelin Preljocaj presso l’Opera de Paris. Nel 1994 si è stabilito a Bruxelles, lavorando con Rosas, Needcompany e Les Ballets C de la B. La sua ricerca artistica con Peeping Tom e caratterizzata da una costante sperimentazione drammaturgica, che ha raggiunto l’apice con la creazione di The Lost Room, insignita del prestigioso premio “Swan Most Impressive Dance Production 2016” nei Paesi Bassi.

PEEPING TOM Compagnia, con sede a Bruxelles, rappresenta un modello di eccellenza internazionale, riunendo un team di artisti e tecnici di 16 diverse nazionalità. Sin dalla sua fondazione nel 2000, la compagnia ha ridefinito i confini del teatrodanza, ricevendo i massimi riconoscimenti mondiali, tra cui l’Olivier Award nel Regno Unito (per 32 rue Vandenbranden), il Fedora Prize per il Balletto e il Premio della Critica a Barcellona. Diptych conferma la statura magistrale della compagnia, capace di coniugare rigore tecnico e una lirica, struggente analisi della fragilità esistenziale.

YOANN BOURGEOUIS ART GROUP
THE INFINITE APPROACH
20-21 LUGLIO 21.30 / TEATRO ROMANO

creazione, scene e direzione artistica Yoann Bourgeois
co-autrici Marie Bourgeois (per Approach 14. Orbe) e Marie Fonte (per Approach 1. Contrepoint)
danzatori Yurie Tsugawa e Yoann Bourgeois
piano Matteo Bevilacqua
fonico Pablo Rienks
luci Jeremie Cusenier
direttore tecnico Nicolas Anastassiou
direttore di scena Gwilherm Bevan and Eric Prin
realizzazione scene David Hanse, Nicolas Picot (C3 Sud Est), Herve Flandrin e Christophe Rayaume
produzione Yoann Bourgeois Art Company

Il Teatro Romano di Verona accoglie il 20 e 21 luglio alle ore 21.30 Yoann Bourgeois Art Company con The Infinite Approach, uno dei progetti centrali della sezione danza dell’Estate Teatrale Veronese 2026. La creazione di Yoann Bourgeois, artista francese che ha costruito la propria ricerca sul rapporto tra corpo, gravità, spazio e tempo, porta in scena una riflessione sul movimento come luogo di trasformazione e possibilità.

Attraverso danza, musica dal vivo e linguaggio circense, The Infinite Approach sviluppa una drammaturgia del gesto in cui sospensione, caduta ed equilibrio diventano strumenti per interrogare la condizione umana e il rapporto con le forze che attraversano il nostro vivere. In scena Yoann Bourgeois e la danzatrice Yurie Tsugawa, accompagnati dal pianoforte di Matteo Bevilacqua, danno forma a una partitura costruita tra precisione fisica e ricerca poetica.

L’appuntamento rientra nel percorso (H)EARTH OF GLASS – Tradizione e sperimentazione in dialogo aperto al mondo, che caratterizza la 78ª edizione del festival diretto da quest’anno da Fabrizio Arcuri, chiamando artisti e compagnie internazionali a confrontarsi con gli spazi storici della città attraverso nuovi linguaggi performativi.

Al cuore della ricerca di Yoann Bourgeois si ritrova da oltre un decennio un gesto fondativo, quasi metafisico: il Punto di Sospensione Irraggiungibile. E in questo istante assoluto di equilibrio, una fugace eclissi del tempo sospesa tra l’ascesa e la caduta, che l’artista interroga con grazia la fragilità umana e il nostro rapporto ancestrale con le forze invisibili della natura. Anche nelle sue “approssimazioni” più minimali, emerge con forza una tensione poetica capace di trasmutare la fisica in una drammaturgia incalzante, rifiutando lo spettacolo fine a sé stesso per cercare un’umanità che resiste, cade e si rigenera attraverso il gioco infinito della gravita. The Infinite Approach non è una semplice antologia di frammenti isolati, ma un organismo drammatico unico e pulsante; una narrazione segreta che scorre tra sospensioni, cadute e nuovi inizi. Ispirandosi al pensiero di Maurice Blanchot sulla “Conversazione infinita”, Bourgeois costruisce un’opera che trova la sua interezza proprio nel rimanere meravigliosamente incompiuta, in un rinnovamento incessante che da forma all’infinito senza mai tentare di imbrigliarlo. In questa partitura scenica, il numero circense — inteso come massima condensazione di intensità — dialoga costantemente con la musica dal vivo in un abbraccio indissolubile che sfida i limiti del possibile. Le note eseguite al pianoforte, non sono un semplice accompagnamento, ma una trama emotiva che amplifica le traiettorie esistenziali dei corpi in movimento. Nella struttura di The Infinite Approach, la musica riveste un ruolo speculare alla ricerca fisica, agendo come una bussola sensoriale per i performer. La scelta di un repertorio che spazia dal

rigore di Bach al lirismo di Schubert, fino alle rarefazioni di Satie, riflette la volontà di costruire un dialogo organico tra suono e gesto. Come per il punto di sospensione, la musica abita lo spazio dell’inafferrabile, accompagnando il pubblico in un viaggio vertiginoso dove ogni nota e ogni caduta concorrono alla creazione di una coerenza artistica totale. A dare vita a questo poema visivo sono performer che trasformano oggetti quotidiani — tavoli, sedie e scale — in dispositivi di una libertà riconquistata tra equilibrio e squilibrio, rendendo ogni caduta un atto di pura bellezza. Un’esperienza di caratura internazionale che ridefinisce il confine tra terra e cielo, offrendo al pubblico del festival un momento di pura estasi coreografica.

YOANN BOURGEOIS Direttore creativo, coreografo e scenografo di rara potenza visionaria non è semplicemente un artista, ma un architetto dell’effimero capace di abbattere ogni confine tra danza, teatro, musica e installazioni visive. Nato nel 1981, la sua ascesa internazionale ha ridefinito i canoni dell’arte contemporanea. Il suo percorso e un’anomalia geniale: e stato l’unico studente a frequentare simultaneamente il Centre national des arts du cirque (CNAC) e il Centre National de Danse Contemporaine d’Angers, sintetizzando l’energia del movimento con il rigore del circo d’avanguardia. Fondamentale per la sua poetica e l’incontro con Alexandre Del Perugia sul concetto di “gioco” e Kitsou Dubois sull’assenza di peso. Dopo l’esperienza con Maguy Marin, fonda la propria compagnia nel 2010, ottenendo un immediato successo con Cavale. La sua ricerca emancipa il circo dal dominio dello “spettacolare”, trasformandolo in un linguaggio nobile attraverso il dialogo con i grandi capolavori, specialmente di J.S. Bach. Nel 2016 segna una svolta storica diventando il primo artista circense a dirigere un’istituzione nazionale, il CCN de Grenoble. Le sue performance monumentali, come quella al Pantheon di Parigi (2017), gli sono valse il titolo di “drammaturgo della fisica” dal New York Times. Parallelamente, Bourgeois ha sviluppato una dimensione pop di respiro globale: per Harry Styles ha coreografato il celebre video di As It Was (2022) e lo show ai Grammy 2023; ha curato l’intensa e poetica esibizione di Marco Mengoni all’Eurovision 2023 e ha collaborato per performance e progetti visivi con icone quali Coldplay, Selena Gomez, Missy Elliott, Pink e FKA twigs. È stato il direttore della coreografia dell’evento di apertura in Arena dei Giochi Paralimpici Invernali 2026. Dal 2022 si dedica alla Yoann Bourgeois Art Company, lavorando a uno spazio sperimentale nella Chartreuse tra ricerca poetica e consapevolezza ambientale. Bourgeois trasforma ogni squilibrio in una sublime coreografia dell’anima, insegnandoci che cadere e solo un altro modo per imparare a volare.

MOMIX
BOTANICA – SEASON 2
27 LUGLIO – 8 AGOSTO 21.30 / TEATRO ROMANO

ideazione e regia Moses Pendleton
prima assistente e direttrice associata Cynthia Quinn
danzatori Lyvia Baldner, Blake Bellanger, Jared Bogart, Elias Brzezinski, Sierra-Loren Chapman, William Clayton, Heather Conn, Nathaniel Davis, Adrienne Elion, David Gouldin, Seah Hagan, Piper Jo Whitt
con la collaborazione di Tsarra Bequette, Eric Borne, Jennifer Chicheportiche, Cass Christopher, Josh Christopher, John Corsa, Simona Ditucci, Jonathan Eden, Michael Holdsworth, Donatello Iacobellis, Rob Laqui, Natalie Lamonte, Nicole Loizides, Heather Magee, Steven Marshall, Tim Melady, Sarah Nachbauer, Roberto Olvera, Rebecca Rasmussen, Brian Sanders, Pedro Silva, Jaime Verazin e Jared Wootan
riallestimento Rebecca Rasmussen, Jason Williams, Amanda Hulen, Morgan Hulen
direzione di produzione / supervisione luci Woodrow F. Dick III
disegno luci originale Joshua Starbuck e Moses Pendleton
disegno luci aggiuntivo e adattamento Colin Montgomery Neukirch
costumi Phoebe Katzin, Moses Pendleton, Cynthia Quinn
puppets / figure sceniche Michael Curry
costruzione oggetti di scena e art work Pedro Silva
videoproiezioni e fotografia Moses Pendleton
montaggio video Woodrow F. Dick III
collage musicale Moses Pendleton
editing musicale Joshua Christopher, Andrew Hansen

Il Teatro Romano di Verona ospita dal 27 luglio all’8 agosto alle ore 21.30 i MOMIX con Botanica – Season 2, nuova versione dello spettacolo ideato e diretto da Moses Pendleton, tra gli appuntamenti della sezione danza dell’Estate Teatrale Veronese 2026, 78ª edizione del festival diretto da Fabrizio Arcuri. A partire dal successo di Botanica del 2008, la compagnia statunitense torna a esplorare il rapporto tra corpo, movimento e mondo naturale attraverso una creazione che unisce danza, illusionismo visivo e teatro d’immagine.

Note di Moses Pendleton, Fondatore e Direttore Artistico, MOMIX

“Con BOTANICA – Season 2 siamo tornati al nostro giardino originario e abbiamo lasciato che nuove idee mettessero radici”, afferma il Direttore Artistico Moses Pendleton. Più che una ripresa, questo secondo capitolo fa rifiorire Botanica, il grande successo MOMIX del 2008, arricchendolo di nuove sorprese e di proiezioni visive aggiornate che trasformano il palcoscenico in un terrario vivente. I danzatori diventano vespe leggere come colibrì, calendule luminose, tronchi e architetture arboree, rendendo visibile la stessa energia che attraversa il mondo naturale. Della durata di circa 90 minuti, con un intervallo, Botanica Season 2 fonde danza atletica, illusione visiva e immaginario naturale in un viaggio scenico di straordinaria forza poetica. Il risultato è uno spettacolo capace di lasciare gli spettatori, come dice Pendleton, “con un po’ meno gravità nel passo”: la prova che la fotosintesi può avvenire anche nell’oscurità di un teatro. Ci piace lavorare con l’alchimia della percezione: un modo di vedere che trasforma il quotidiano in qualcosa di elementare. Sono costantemente ispirato dall’energia del sole, da come scolpisce un paesaggio, nutre un fiore, proietta un’ombra che diventa parte della danza. BOTANICA non significa soltanto creare qualcosa di bello, ma risvegliare i sensi, riconnettersi con le materie prime della vita e ricordarci che non siamo separati dalla natura: ne siamo parte, e da essa siamo plasmati.”

LA COMPAGNIA

MOMIX, compagnia di danzatori illusionisti diretta da Moses Pendleton, presenta da oltre quarant’anni spettacoli di straordinaria inventiva e bellezza fisica. Dalla sua sede di Washington, nel Connecticut, la compagnia ha costruito negli anni un pubblico affezionato in tutto il mondo. Accanto all’attività teatrale, MOMIX ha lavorato anche per il cinema, la televisione e la comunicazione aziendale, realizzando campagne nazionali per Hanes e Target, presentazioni per Mercedes-Benz, Fiat e Pirelli, e partecipando a grandi eventi internazionali come la Cerimonia di Chiusura delle Olimpiadi Invernali di Sochi 2014 e la Giornata Nazionale di Dubai nel 2017. Con apparizioni nella serie PBS Dance in America, sull’emittente francese Antenne II e sulla RAI in Italia, il repertorio della compagnia è stato trasmesso in 55 paesi. Il film prodotto da Rhombus Media dedicato a Pictures at an Exhibition di Musorgskij, con MOMIX e la Montreal Symphony, ha vinto un International Emmy come Best Performing Arts Special. Con nient’altro che luce, ombra, tessuti, oggetti di scena e corpo umano, MOMIX continua ancora oggi a stupire e incantare il pubblico nei cinque continenti.

MOSES PENDLETON Direttore Artistico, Moses Pendleton è da quasi cinquant’anni uno dei coreografi e registi americani più innovativi e rappresentati al mondo. Cofondatore nel 1971 della rivoluzionaria Pilobolus Dance Theater, nel 1980 ha fondato con Alison Chase la propria compagnia, MOMIX, che ha rapidamente conquistato una reputazione internazionale grazie a una scrittura coreografica inventiva, visionaria e spesso fortemente illusionistica. Da quattro decenni la compagnia crea nuove opere sotto la sua direzione e continua a essere in tournée in tutto il mondo.

Pendleton ha lavorato intensamente anche per il cinema, la televisione e l’opera, oltre che come coreografo per compagnie di balletto ed eventi speciali, tra cui la Cerimonia di Chiusura delle Olimpiadi Invernali di Lake Placid nel 1980 e The Doves of Peace, con Diana Vishneva e cinquanta ballerine russe, per la Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi Invernali di Sochi 2014. Ha inoltre realizzato videoclip musicali con Prince, Julian Lennon e Cathy Dennis, tra gli altri.

Nato e cresciuto in una fattoria nel nord del Vermont, Moses Pendleton si è laureato in Letteratura Inglese al Dartmouth College nel 1971. È anche un appassionato fotografo e il suo lavoro è stato presentato a Roma, Milano, Firenze e Aspen.

Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la Guggenheim Fellowship nel 1977, il Governor’s Award della Connecticut Commission on the Arts nel 1998, il Positano Choreographic Award nel 1999 e l’American Choreography Award nel 2002 per il contributo dato alla coreografia per il cinema e la televisione. Nel 2010 ha ricevuto un dottorato honoris causa in Belle Arti dalla University of the Arts di Philadelphia, dove ha tenuto anche il discorso di fine anno accademico. Nel 2021 Dartmouth College gli ha conferito il titolo di Doctor of Arts, honoris causa, per il contributo di una vita alle arti.

Più recentemente, nel giugno 2024, ha ricevuto il prestigioso Taobuk Award, assegnato ogni anno a intellettuali e artisti che hanno lasciato un segno culturale rilevante sulla scena internazionale. Nel 2025 gli è stato inoltre conferito il Richard Brettell Award in the Arts dalla University of Texas at Dallas.

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