Il 9 e 10 luglio alle ore 21.30 il Teatro Romano di Verona ospita la prima nazionale di Tito Andronico (Why don’t you stop the show?), nuova produzione della Compagnia Molière e del Teatro Quirino nell’ambito della 78ª Estate Teatrale Veronese, diretta da Fabrizio Arcuri.
Lo spettacolo, tratto da William Shakespeare, è adattato e diretto da Davide Sacco e vede in scena Francesco Montanari e Marianella Bargilli insieme a un ampio ensemble di interpreti. La produzione affronta uno dei testi più estremi e violenti del repertorio shakespeariano, restituendolo in una chiave contemporanea e profondamente politica.
Attraverso una messinscena tesa e visionaria, Tito Andronico diventa uno strumento di analisi della violenza sistemica, del potere e della progressiva normalizzazione dell’abuso. Il testo di Shakespeare viene attraversato come un dispositivo critico sul presente, in cui la brutalità della storia antica si riflette nelle dinamiche del mondo contemporaneo.
L’adattamento di Davide Sacco mette in evidenza la dimensione più cupa e radicale della tragedia: il ciclo della vendetta, la distruzione dei legami familiari e la trasformazione della violenza in linguaggio sociale e politico.
Nel suo lavoro registico, Sacco costruisce un impianto scenico essenziale e ad alta intensità, in cui il lavoro d’ensemble diventa elemento centrale della narrazione. La scena si trasforma in un campo di forze dove il corpo, la parola e lo spazio si confrontano costantemente con il tema del potere e della sopraffazione.
Francesco Montanari offre un’interpretazione di grande forza espressiva, dando vita a un personaggio attraversato dalla guerra, dalla perdita e dalla corruzione morale. Accanto a lui, Marianella Bargilli e un cast numeroso contribuiscono a definire un universo scenico compatto e drammaticamente coerente.
La produzione è firmata da Compagnia Molière e Teatro Quirino e si inserisce nel progetto artistico dell’Estate Teatrale Veronese, che nel 2026 propone un percorso tra classici e contemporaneità, memoria e sperimentazione.
Tito Andronico si configura così come una delle proposte più radicali della stagione, capace di interrogare lo spettatore sulla responsabilità individuale e collettiva di fronte alla violenza, trasformando Shakespeare in uno specchio inquieto del presente.
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